Editoriale Novembre 2011


I Santi e i Morti

Novembre, mese della ricorrenza dei santi e dei morti. In diversi approfittano per ritornare alle origini ed andare a posare un fiore, una lacrima, un pensiero sulla tomba dei propri cari. Defunto corporalmente, ovvio, ma non nella mente di chi vive.

Ed è proprio così, tenendo viva la memoria, che manteniamo vivi nei nostri cuori tutti coloro i quali sono morti.

Vita e morte sono due processi indissolubilmente legati. Uno è imprescindibile dall’altro eppure esorcizziamo la morte non parlandone.

In alcuni contesti, il dolore imputabile alla morte di una persona cara è “esorcizzata” attraverso riti festosi e festanti. Qualcuno si chiederà cosa ci sia da gioire nella scomparsa di una persona cara.

La risposta è insita nella convinzione di sapere il morto, “in buone mani”, in un luogo “sicuro”. In questi casi, emerge la “gioia” di un nuovo inizio, piuttosto che evidenziare il dolore ed il dramma “della fine”.

Come spesso accade i nostri occhi possono vedere e valutare due lati della stessa medaglia.

Anche se inquietanti domande resteranno sempre senza risposta: come spiegarci la morte di un neonato? Come quella di un giovane? Non credo ci siano risposte umanamente sensate.

Ricordo quando ero piccolo, i passi austeri delle persone dentro i cimiteri monumentali. L’odore degli alberi sempreverde. Tutto mi sembrava surreale.

Oggi, in un cimitero, trovi persone che conversano al cellulare ma, nonostante tutto, quella solennità continua ad esserci, se vive in noi.

Rito funebre ben diverso in molti Paesi del Continente Nero, ove la morte rappresenta una grande festa, un ritrovo dell’intero villaggio pronto a celebrare il rito funebre in modo rumoroso e gioioso. Spesso le famiglie si ritrovano a pagare ingenti somme di denaro pur di assicurare un degno funerale in grado di ingraziarsi le anime dei familiari estinti.

Curioso segnalare come il Ghana, sia divenuto celebre per i suoi feretri personalizzati. Bare a forma di uccello, di automobile di lusso, perfino a forma di betoniera o di scarpa da ginnastica. Mani artigiane lavorano sapientemente il legno realizzando veri capolavori di arte popolare.

È proprio così che funziona… un po’ si piange, un po’ si ride e un po’ si sopravvive.

Santi, morti e…vivi!

di Flaviano Di Franza