Trasferta? No problem…


Ecco un mini-psico-vademecum per gestirla al meglio:

Hanno preparato con cura  la valigia, hanno salutato i propri cari all’aeroporto con un po’ di nostalgia in tasca, nella testa e nel cuore un mixer di emozioni: voglia di sperimentarsi e vedere posti nuovi e al contempo paura per ciò che troveranno, incognite su come sapranno gestire questa ennesima trasferta, spesso lontano da tutto e tutti. Come uscire vincenti da una esperienza tanto forte? Con l’ottimismo creativo che si basa sulla semplice idea che esiste per ogni tipo di problema una soluzione, magari imperfetta e che il piacere della ricerca costituisce, di per sé, una soddisfazione. I veri ottimisti si assumono la responsabilità dei propri pensieri, atteggiamenti e azioni con realismo. Si espongono alle sfide della vita e danno un proprio significato sia alle sconfitte sia alle difficoltà esistenziali, tramutandole in una nuova partenza, arricchita dall’esperienza passata. Per mettere in moto tutto questo occorre fare attenzione a mettere nella valigia anche la consapevolezza di ciò che mancherà durante la trasferta e di ciò che ci si troverà ad affrontare prevedendo delle possibili soluzioni in anticipo. Conoscere ciò che si dovrà vivere è già un buon punto di partenza per non esserne sovrastati. Altri elementi basilari per la buona riuscita di una trasferta sono: conoscere il contesto lavorativo, organizzativo e umano in cui ci si andrà a collocare, comprendere gli equilibri dei rapporti tra colleghi, conoscerne le regole interne (manifeste e sottintese), il linguaggio comunicativo, le norme e i riti di un gruppo in cui si entrerà a far parte, oltre che documentarsi su usanze, regole, norme e tradizioni del Paese in cui ci si trasferirà.

Tutto questo agevola l’inserimento e potenzia la percezione di far parte di una squadra fatta di persone che amano, piangono, ridono e gioiscono proprio come noi. Un altro suggerimento è non lasciare nulla di irrisolto alle proprie spalle, la partenza deve segnare un nuovo inizio, non una fuga da ciò che non si è saputo gestire: rimorsi e rimpianti non devono entrare nel bagaglio da imbarcare. Attenzione poi a lasciare sul proprio comodino i facili pregiudizi e non cadere nella trappola della profezia che si auto-adempie. Il condizionamento che nasce dai pareri positivi o dai giudizi negativi raccolti su qualcuno, prima di averlo conosciuto, porta ad appiccicare etichette difficili da togliere. Il segreto è ascoltare con intelligenza, con la voglia di verificare sempre “da quale pulpito venga la predica” e controllare i fatti. Nel caso in cui invece ci si dovesse imbattere in colleghi proprio “impossibili”, che fare? In primis mantenere la calma; per rimettere a posto le cose invece occorre quanto meno:  voler capire, essere educati, parlare di fatti e cose , non di persone. Evitare repliche ironiche o polemiche, puntare alla soluzione del problema, agire senza timore e dire solo parole necessarie, non una in più.

Infine se la nostalgia per la famiglia, o per l’amato, incombe, pianificare anche qui preventivamente soluzioni creative e ad hoc. Può essere utile concedersi dei premi ogni qual volta si adempia a un compito lavorativo: una telefonata, una email, una lettera scritta a mano, dei disegni, ascoltare musica ecc. In generale tutto ciò che può creare un collegamento stabile e franco tra il proprio presente, l’immediato futuro e il proprio passato può essere d’aiuto nel favorire un atteggiamento mentale propositivo che permetta di cogliere in ogni cambiamento un’opportunità di crescita.

Dott.ssa Psicologa Jeny Meregaglia
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